
Il cortometraggio Emilie Muller di Yvon Marciano proposto a lezione da Giuseppe Varchetta è stata la perfetta conclusione per una riflessione sul tema della competenza.
La protagonista, Emilie Muller, è una giovane attrice che si presenta in uno studio cinematografico per un provino. Il regista per metterla a suo agio la invita a parlare di se prendendo spunto dagli oggetti contenuti nella sua borsa.
Emilie, partendo da degli oggetti casuali – una mela,una cartolina, un diario, un biglietto aereo, un libro, delle fotografie ed altro ancora - crea una storia, parla di sè, dei suoi amici, di un suo possibile viaggio a Nizza, della sua infanzia, dei suoi genitori, dei suoi sogni da bambina, del suo essere incapace di resistere alle attenzioni seduttive altrui: è un mondo aperto alla sollecitazione imprevedibile del prossimo oggetto sconosciuto che uscirà dalla borsa, e che lentamente trascina il regista e noi spettatori nell’ universo di questa ragazza che si fa sempre più intrigante e affascinante.
Ma la sorpresa è proprio alla fine…quando il regista e noi spettatori veniamo a sapere che la borsa non era la sua ma di un’altra donna che lei non conosce!
La protagonista, Emilie Muller, è una giovane attrice che si presenta in uno studio cinematografico per un provino. Il regista per metterla a suo agio la invita a parlare di se prendendo spunto dagli oggetti contenuti nella sua borsa.
Emilie, partendo da degli oggetti casuali – una mela,una cartolina, un diario, un biglietto aereo, un libro, delle fotografie ed altro ancora - crea una storia, parla di sè, dei suoi amici, di un suo possibile viaggio a Nizza, della sua infanzia, dei suoi genitori, dei suoi sogni da bambina, del suo essere incapace di resistere alle attenzioni seduttive altrui: è un mondo aperto alla sollecitazione imprevedibile del prossimo oggetto sconosciuto che uscirà dalla borsa, e che lentamente trascina il regista e noi spettatori nell’ universo di questa ragazza che si fa sempre più intrigante e affascinante.
Ma la sorpresa è proprio alla fine…quando il regista e noi spettatori veniamo a sapere che la borsa non era la sua ma di un’altra donna che lei non conosce!
E così da ragazza ingenua e spontanea, forse “troppo giovane” per quella parte, si trasforma in una grande attrice dal dono eccelso dell’improvvisazione capace di stupire e far credere reale un racconto inventato al momento.
Emilie da un insieme di oggetti casuali fa emergere un universo possibile e coerente che come afferma Varchetta “si struttura come evento globale, denso, e sviluppa un pensiero categoriale” entrando in relazione estetica con lo spettatore. E cos’è la competenza se non questa capacità di stare nella mancanza, di oscillare nel vuoto dell’imprevedibilità, del “qui e ora” , trasformando il caos in cosmo ? Di certo non è sul curriculum vitae che si può valutare la competenza di una persona…l’identità non sta mai scritta una volta per tutte ma muta continuamente, si struttura nel contesto e nelle relazioni che incontra, segue un pensiero fluido e indefinito così come è la vita, impossibile da far rientrare in qualunque sistema o teoria.
Emilie da un insieme di oggetti casuali fa emergere un universo possibile e coerente che come afferma Varchetta “si struttura come evento globale, denso, e sviluppa un pensiero categoriale” entrando in relazione estetica con lo spettatore. E cos’è la competenza se non questa capacità di stare nella mancanza, di oscillare nel vuoto dell’imprevedibilità, del “qui e ora” , trasformando il caos in cosmo ? Di certo non è sul curriculum vitae che si può valutare la competenza di una persona…l’identità non sta mai scritta una volta per tutte ma muta continuamente, si struttura nel contesto e nelle relazioni che incontra, segue un pensiero fluido e indefinito così come è la vita, impossibile da far rientrare in qualunque sistema o teoria.
Daniela Quancinella
Celia Lopez Vittori


